giovedì 14 febbraio 2008

COME INCREMENTARE IL PIL DELLA SALUTE

Secondo una vecchia definizione «la buona salute, intesa come stato di benessere sia fisico sia mentale, è necessaria per vivere una vita piacevole, produttiva e densa di significato. In questo consiste un po’ il rapporto tra qualità della vita – e potenzialmente felicità, se si vuole usare questo termine – e salute. Nel senso che a una buona salute dovrebbe corrispondere automaticamente una buona qualità della vita».
Il professor Mariano Bassi, psichiatra e presidente della Società italiana di psichiatria, non esita ad ammettere l’influenza positiva che una vita soddisfacente ed emotivamente appagata ha sulla salute.
Se gli economisti della felicità ci dicono che al di sopra di un certo livello i soldi servono poco a renderci felici, ci basta l’esperienza personale per sapere che difficilmente lo si è quando la salute latita. È quindi ragionevole aspettarci da chi ci governa il massimo di garanzie per disporre di un bene essenziale per la felicità: la salute. «Nei Paesi occidentali avanzati come il nostro, oggi i cittadini hanno le migliori condizioni di salute di sempre», osserva il professor Bassi. «Questo è confermato dalle aspettative di vita alla nascita, che sono cresciute progressivamente: negli ultimi quarant’anni, in Italia il guadagno nella durata di vita si è incrementato del 12% per gli uomini e del 13% per le donne, una media che è di alcuni punti superiore a quella dei Paesi dell’Unione europea. Però anche da noi ci sono alcune aree critiche. Si sta aprendo una forbice, è cioè sempre più elevato il numero di coloro che sono in condizioni di salute scadenti. Ci sono fasce di popolazione fragili, che faticano sempre più ad accedere alle opportunità di assistenza sanitaria, e non solo». Anche perché oggi la definizione e il raggiungimento della salute poggiano su molti fattori: «Non è solo il sistema sanitario di un Paese che garantisce ai cittadini la buona salute, che infatti non è costituita solo da strutture sanitarie nazionali efficienti e tempestive», spiega Bassi. «Ci sono molti altri elementi. Pensiamo all’ambiente; al tema della sicurezza stradale: i morti per incidenti stradali sono un elemento molto significativo della mortalità; all’urbanistica: come sono fatte le nostre città, come sono fatte le nostre case. Per non parlare poi di tutti gli interventi nel mondo della scuola, nel mondo del lavoro». Tutti elementi, di fatto, che incidono molto sulla qualità della vita.
Le fasce di popolazione più scoperte, da questi punti di vista, sono quelle «che hanno una difficoltà di accesso a opportunità sia di assistenza sanitaria, sia anche di luoghi di vita decorosi e appropriati. Ma anche un basso livello di educazione scolastica e civile porta a stili di vita meno salutari. Naturalmente incide la condizione economica, così come sono più a rischio immigrati, persone molto povere e anche persone con gravi disturbi mentali. Il primo alleato della buona salute è proprio lo stile di vita».
R.B.