Nel maggio 2006 Civiltà cattolica pubblicò un articolo intitolato "Il malessere nella società del benessere", opera del direttore della rivista dei Gesuiti, padre Gianpaolo Salvini. Il quale oggi sintetizza così la diagnosi delle nostre insoddisfazioni: «Dipendono dal fatto che, in base all’aria che respiriamo, tutti noi puntiamo la nostra riuscita sul conto in banca, sulla bella casa, sull’automobile, su sicurezze date da beni e servizi materiali. La felicità viene soprattutto dai beni relazionali, cioè da quei rapporti gratificanti con gli altri che non sono oggetto di mercato. Si parla dei rapporti interpersonali ispirati a quello che chiameremmo amore, o per lo meno alla simpatia, a un’intesa vicendevole. Cosa potrebbe fare la politica? Come sempre, quando si entra in ciò che è gratuito e personale, c’è una sfera nella quale l’ente pubblico non arriva; però certamente può mostrare, attraverso modelli culturali e stili di vita (e penso anche alla comunicazione di massa) che di solito non ci si realizza solo col conto in banca o la ricchezza accumulata, ma soprattutto nel mettersi in rapporto con gli altri e anche nel sacrificarsi per gli altri».
I "beni relazionali" dei quali parla il direttore di Civiltà cattolica, e che non sono conteggiati nel Pil, rappresentano secondo molti ciò che noi sacrifichiamo nella corsa lavoro-guadagno-consumo, e infatti è da lì che bisogna partire per cercare rimedi al "paradosso della felicità" secondo Zamagni. Il quale – a differenza dei liberisti per cui perfezionare il mercato risolverà il paradosso, e dei neo-socialisti, secondo cui serve diminuire i beni privati e aumentare quelli pubblici per vivere più contenti – propone una terza via di matrice culturale cattolica: «Dobbiamo favorire a livello legislativo, e soprattutto operando a livello culturale, il ritrovamento dei legami sociali, in modi che possono variare. La nostra tesi è che la modernità ha cancellato dalla nostra cultura il principio di reciprocità, che è la traduzione in ambito economico del principio di fraternità. La reciprocità include il legame tra le persone, dal quale nasce quel bene relazionale che ci dà la gioia di vivere. Dove si realizza oggi la reciprocità? Ma in tutti gli organismi del Terzo settore, come cooperative, cooperative sociali, consumo critico, finanza etica, commercio equo solidale, Banco alimentare, banche del tempo: sono tutte espressioni della società civile che stanno crescendo. Se vogliamo trovare una via d’uscita al paradosso della felicità, è inutile che facciamo grandi discorsi. Dobbiamo adoperarci perché, a livello legislativo, vengano tolti lacci e lacciuoli che impediscono al principio di reciprocità di farsi strada, e creare strumenti anche finanziari perché ci sia una fioritura di queste espressioni».
I "beni relazionali" dei quali parla il direttore di Civiltà cattolica, e che non sono conteggiati nel Pil, rappresentano secondo molti ciò che noi sacrifichiamo nella corsa lavoro-guadagno-consumo, e infatti è da lì che bisogna partire per cercare rimedi al "paradosso della felicità" secondo Zamagni. Il quale – a differenza dei liberisti per cui perfezionare il mercato risolverà il paradosso, e dei neo-socialisti, secondo cui serve diminuire i beni privati e aumentare quelli pubblici per vivere più contenti – propone una terza via di matrice culturale cattolica: «Dobbiamo favorire a livello legislativo, e soprattutto operando a livello culturale, il ritrovamento dei legami sociali, in modi che possono variare. La nostra tesi è che la modernità ha cancellato dalla nostra cultura il principio di reciprocità, che è la traduzione in ambito economico del principio di fraternità. La reciprocità include il legame tra le persone, dal quale nasce quel bene relazionale che ci dà la gioia di vivere. Dove si realizza oggi la reciprocità? Ma in tutti gli organismi del Terzo settore, come cooperative, cooperative sociali, consumo critico, finanza etica, commercio equo solidale, Banco alimentare, banche del tempo: sono tutte espressioni della società civile che stanno crescendo. Se vogliamo trovare una via d’uscita al paradosso della felicità, è inutile che facciamo grandi discorsi. Dobbiamo adoperarci perché, a livello legislativo, vengano tolti lacci e lacciuoli che impediscono al principio di reciprocità di farsi strada, e creare strumenti anche finanziari perché ci sia una fioritura di queste espressioni».