venerdì 1 febbraio 2008

CHI E' IL PROF. ZAMAGNI?

CHI E’ IL PROFESSOR STEFANO ZAMAGNI?

Laureato alla Cattolica di Milano, specializzatosi ad Oxford è stato per la sua spiccata sensibilità per i temi di carattere sociale consulente del Vaticano con Papa Giovanni Paolo II.
Il suo interessamento alla democrazia e alla partecipazione dei cittadini deriva prima di tutto dalla constatazione che l’aumento di benessere ha portato un aumento delle disuguaglianze smentendo gli economisti dell’ottocento.
Il capitalismo era stato definito come una marea che sale e solleva tutte le imbarcazioni.
La maggior ricchezza non ha automaticamente risolto i problemi anzi gli ha aggravati.
I poveri di oggi sono più ricchi di quelli di ieri, certo, ma la distanza tra i poveri e i ricchi di oggi è cresciuta enormemente.
Nel 1970 il rapporto tra il più pagato e il meno pagato in una azienda era pari a cento.
Oggi questo rapporto è di 1000 a 1.
Quando queste distanze economiche aumentano vengono messe a repentaglio la pace sociale, nasce una “economia dell’odio” e la democrazia perde di significato perché i cittadini si allontanano dalle istituzioni; basti pensare alla bassa partecipazione al voto negli Usa che si aggira sul 51% e all’aumentare dell’astensionsimo alle ultime amministrative del nostro Comune.
Un secondo motivo è legato al cosiddetto “paradosso della felicità” idea assolutamente economica che è valsa un premio Nobel nel 1975.
Il concetto è semplice:non è vero se guadagni di più sei più felice.
Non rispecchia la legge lineare della proporzionalità diretta che cresce all’infinito.
E’ simile invece ad una curva che sale, raggiunge un massimo per poi scendere.
Il massimo della felicità è stimato attualmente in 33.000€ a persona.
Guadagnare di più non aumenta la felicità.
Tutti gli stati d’Europa stanno al di sopra di tale soglia.
Che senso ha aumentare il reddito e le fatiche se poi si stà peggio?
La risposta sta nella differenza tra utilità e felicità.
Gli economisti hanno misurato per esempio che aumentare la frequenza dei rapporti sessuali da una volta al mese ad una volta alla settimana corrisponde all’incasso “una tantum” di 50000 dollari; per contro un lutto equivale ad una perdita di 245000 dollari.